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Iniziative politiche

Scuola Politica

La Scuola Politica dell’UDI è giunta alla sua quarta edizione.
Quando abbiamo cominciato nel 2006 sono partita dalla certezza che alle donne, alle più giovani ed anche quelle meno giovani che sono arrivate dopo il femminismo, interessasse un luogo fisico, oltre che simbolico della politica. Per la sua storia e per le rotture che ha saputo operare, l’UDI può rappresentare tutto questo. Uno spazio dove si può apprendere, non solo dai documenti del nostro ricco e prezioso Archivio, ma anche dall’esperienza, dal racconto e dall’insegnamento delle donne. La scuola è uno dei momenti in cui si realizza la fisicità dell’UDI, oltre le sue sedi.
Insieme alle ragazze, che sono state tante, abbiamo cercato di ripercorrere i passaggi teorici e politici che a suo tempo ci appassionarono e di leggerli. A loro è stato chiesto di scegliere nell’Archivio i materiali, a loro è stato chiesto di esporsi nel giudizio ma anche nel racconto della loro esperienza.
A loro è stato chiesto di farsi carico anche dell’organizzazione e della gestione della Scuola.

Così è stato per tre anni alle Costantine, la tenuta di rara bellezza che ci ha ospitato a pochi chilometri da Otranto in provincia di Lecce, grazie alla mediazione di Cristina Rizzo, allora sindaca di Uggiano.

Ogni edizione è stata molto partecipata, almeno quaranta donne, e ha contribuito a costruire scambi, relazioni, rapporti e amicizie.
Alcune delle donne che vi hanno preso parte sono arrivate perché incuriosite dal nuovo linguaggio dell’UDI. Alcune sono state sollecitate dalla Campagna 50E50 che ci ha messo in contatto con diversi gruppi su tutto il territorio italiano.
E’ stato un confluire di energia e di passione politica. E molte si sono iscritte all’Associazione e altre hanno continuato a lavorare con noi, confrontandoci sugli strumenti e le forme della politica.

E’ tutt’ora in corso la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne che si concluderà il 25 novembre a Brescia e che si è anche rivelata come una vera e propria scuola di politica in presa diretta. Sostenere il confronto con le altre donne e con le istituzioni e far vivere un progetto politico di donne vuol dire esporsi pubblicamente. E assumersi delle responsabilità.
Per questo ho pensato che fosse necessario dare un altro taglio alla Scuola di quest’anno che tenesse conto della crescita politica delle donne dell’UDI. Ma anche di quelle che stanno facendo con noi un pezzo di strada.



3, 4, 5 e 6 settembre 2009
Roma, Sede nazionale dell’UDI

che ti sei messa in testa?

l'ambizione tra politica, sapere e vita pubblica

 

Breve riassunto delle puntate precedenti:

2006, leggere una legge

dai documenti:

Denunciare senza vergogna la violenza, anche la più umiliante come quella sessuale. Istruire un dibattito collettivo sul problema. Tradurlo in un progetto legislativo. Accompagnarlo nel dibattito parlamentare. Fare mediazione tenendo fede al simbolico.
Di questo, tra l’altro, è fatta la politica: certamente questo ha fatto l’UDI con gli stessi gruppi femministi con cui aveva costruito la lotta per la legge sull’aborto e per i consultori, dal 1978 agli anni Ottanta, con la legge di iniziativa popolare contro la violenza sessuale che, interpretata non più come reato contro il pudore ma contro la persona, ha, già prima ancora di essere modificata e infine definitivamente approvata nel 1996, profondamente inciso sulla mentalità del nostro paese, in quanto ha consentito alle donne di denunciare un abuso o una violenza senza paura di passare per istigatrici o perdenti.
A partire da quel testo che è il corpo delle donne a vario titolo implicate in questa narrazione, proveremo ad incrociare i nostri sguardi, riconoscerci comunque responsabili del nostro presente e comunque titolari della sua rappresentazione.


In questa scuola abbiamo imparato che il linguaggio è sessuato e ci determina, perciò abbiamo deciso di chiamare la violenza sessuata, e non più sessuale, per segnalare l’azione brutale di un genere sull’altro e di chiamiamare femminicidio la morte violenta di tante donne a causa del dominio estremo di un uomo su di una donna. Chiamarlo omicidio è un modo per camuffare le statistiche e far scomparire un fenomeno che è la causa prima di morte per le donne in occidente e nel mondo.

Per la realizzazione della scuola, sul piano economico, abbiamo fatto una scelta precisa. Non ci siamo rivolte a sponsor “istituzionali”. Abbiamo deciso, infatti, di chiedere dei contributi volontari a donne imprenditrici, piccole e grandi di Uggiano e dei paesi vicini.
Porta a porta.Dalle estetiste alle albergatrici. Dalle titolari di negozi di abbigliamento alle parrucchiere. Insomma, donne con un presente fatto di piccole e grandi “imprese”. È stata un’impresa anche questa: parlare direttamente con le donne, relazionarsi con loro è stato faticoso, ma anche gratificante. Perché poche o nessuna ci conosceva. Perché quasi nessuna – soprattutto tra le giovani - aveva mai sentito parlare dell’Udi. In qualche caso c’è stata diffidenza, a volte una sbrigativa voglia di “dare l’obolo” come alla festa del paese. Ma sempre è rimasta una punta di curiosità appesa. Che vogliono andare a fare queste donne a Le Costantine?
Non ci siamo mai sentite rivoluzionarie: il problema non era tanto “non andare a bussare alla porta del “potere”, semplicemente, vogliamo stare nella politica in modo diverso, con autonomia di elaborazione e di azione. E in questo, i soldi - terra terra - hanno un valore molto importante. Anche questo è stato fonte di una ulteriore crescita politica personale e collettiva. Alla fine, nel primo giorno di scuola, dopo che ho elencato a tutte le presenti il contenuto della cartelletta, me lo ricordo ancora, Pina Nuzzo ha detto che il documento più importante era quell’elenco di nomi di donne.
Daremo anche a loro un attestato, un attestato non è un ringraziamento, ma molto di più. Almeno per noi è così.


Enza Miceli



2007, Ventanni
dai documenti:

“A conclusione della Scuola Politica del 2006, Leggere una legge, in una riunione dell’UDI Macare abbiamo fatto un bilancio: ne è valsa la pena? Ci siamo risposte che lì, alle Costantine, abbiamo scoperto un luogo non solo fisico dove “essere”, un luogo al quale sentivamo la necessità di ritornare.

A distanza di mesi la necessità permane, e allora decidiamo di imbarcarci in un percorso a ritroso nel tempo e nelle parole, ma agganciato ai problemi che abbiamo noi oggi, alle nostre vite, alla politica che vogliamo.

Ci siamo guardate intorno e abbiamo visto come una campagna politica di vasta portata, “50E50 …ovunque si decide!” stia dando nuovo slancio, nuova vitalità e visibilità all’UDI. Eppure non è certamente un’esplosione improvvisa di energia: aria nuova si respirava già all’inizio del nuovo millennio, col XIV Congresso.

Ma perché “nuova” in un luogo in cui la tradizione è fondamentale? Come mai noi avvertiamo una ripresa e non semplicemente un avanzamento?
E così di domanda in domanda siamo approdate al trauma esistenziale di questa Associazione: il cruciale XI Congresso del 1982. Inizio di un percorso faticoso e non ancora “narrato” e durato grossomodo vent’anni.

Ecco, nella nuova scuola cerchiamo una, più voci narranti. Abbiamo letto i documenti dei Congressi che si sono succeduti dall’XI ad oggi, ma - sarà che noi macare amiamo “li cunti”- abbiamo proprio bisogno di una voce che ci racconti, che si racconti e che risponda alle domande nate sul momento, sull’onda dell’emozione, della perplessità o anche della contestazione.

Abbiamo bisogno di confrontare più punti di vista. Di tirare le somme di questi venti anni di travaglio per capire cosa abbiamo ereditato e cosa andiamo a costruire. Non a “costruire” in astratto, ma proprio concretamente nelle nostre vite di ventenni (o quasi).

Noi abbiamo modi diversi di stare al mondo e abbiamo capito che l’emancipazione e la liberazione non sono processi lineari nelle nostre vite ma tutto accade nella discontinuità. Sta a noi attraverso la politica realizzare processi collettivi che non ci facciano tornare indietro sul terreno delle conquiste, perché in questi vent’anni la vita delle donne non è diventata più facile, è diversa, ma non più facile.

E allora questi VENTANNI noi intendiamo proprio metterli in scena, con dialoghi tra chi c’era in quegli anni di travaglio e chi quel percorso non l’ha fatto. Ma vuole capire per guardare con occhi diversi ai prossimi... ventanni.


Per UdiMacare:
Enza Miceli, Claudia Lisi, Loredana De Vitis



2008, il corpo vissuto il corpo rappresentato
dai documenti:

L’argomento della Scuola di quest’anno è stato pensato durante la Scuola dello scorso anno. Senza dircelo, la Scuola ha assunto una caratteristica propria delle Assemblee dell’Unione Donne in Italia: le donne dell’UDI si autoconvocano in un continuum di senso che, pur tenendo conto di tutto quello che accade intorno, mantiene una propria originale modalità.
Per due Scuole di fila ci siamo lasciate con la “voglia di parlare del corpo
”.

"La prima volta, per Leggere una legge (2006) è stato inevitabile perché a partire da quel testo abbiamo toccato con mano quanto il corpo delle donne fosse implicato a vario titolo. E quanto fossimo comunque titolari e responsabili della sua rappresentazione.
Ed è successo anche l’anno scorso, Ventanni (2007), in piena Campagna del 50E50, dove di domanda in domanda siamo approdate al trauma esistenziale di questa Associazione: il cruciale XI Congresso. Un percorso faticoso durato grossomodo vent’anni che abbiamo cercato di farci raccontare dalle protagoniste. E qui abbiamo verificato il bisogno di confrontare le esperienze in presenza della fisicità, nostra, e di quelle donne.
"

"Così quest’anno, 2008, ci siamo dette, va bene, mettiamo al centro il nostro corpo.
Ma il corpo come? Quello che noi pensiamo come totalmente nostro per la rappresentazione che ne diamo per come ci vestiamo, per come ci muoviamo, per come lo nutriamo e per tanto altro ancora? Consapevoli e anche un po’ intimorite, proprio a partire da quei vent’anni di cui parlavamo prima, della quantità di scritti e della mole di pensiero che il movimento femminista ha elaborato a partire dal corpo. E se per un verso questo è un vantaggio, per un altro è una eredità complicata da gestire. Si rivela sempre più urgente capire cosa vogliamo farne della nostra indignazione di fronte alle cose che accadono e che ci coinvolgono, perché la vera domanda, quella che ci inquieta, riguarda l’attualità dell’agire politico. È evidente però che la libertà che abbiamo ereditato spesso ci porta a percepire il nostro corpo in modo ambiguo: a volte lo sentiamo potente, perché pensiamo di poter scegliere cosa è meglio per noi senza pensare all’orologio biologico, a volte traditore, perché violabile, perché diverso e quindi comunque soggetto ad un orologio biologico.
Noi vogliamo tenere insieme la politica e la rappresentazione, perché insieme alimentano il nostro immaginario. Questo non elimina le contraddizioni ma aiuta a nominarle e a sapere anche quanto ciascuna può vivere fuori dalle regole da sola e quali regole si possono costruire con le altre.


Quest’anno viene a compimento una fase della Scuola a cui Udimacare Salento ha dato un suo contributo determinante, prima di tutto perché si realizzasse e poi per la tenuta dei rapporti in tutto questo tempo. Nei tre anni della scuola noi siamo cresciute e si sono modificati i rapporti tra di noi e di noi con il territorio.
La prossima si farà da un’altra parte, sicuramente con altre modalità, inaugurando così una sorta di trasmissione itinerante dell’Udi che sta divenendo una peculiarità del modo di fare politica delle donne all’interno della nostra Associazione.


Per UdiMacare:
Enza Miceli

Percorso: Iniziative Scuola Politica