Per una ragazza di 23 anni, laureata da pochi mesi, ed iscritta all’UDI da altrettanti pochi mesi (dopo averla scoperta ed averne sviscerato la storia grazie alla tesi di laurea), partecipare ad una Scuola Politica rappresenta una vera e propria Rivoluzione interiore.
Non siamo negli anni Settanta. Ma nel 2010. Anni in cui purtroppo l’associazionismo femminile (e forse l’associazionismo anche più in generale, in particolare per i giovani) è stato dichiarato “passé”, “fuori moda” dalla società consumistica che tutto vuole e tutto divora nella velocità dell’“usa e getta”.
La Scuola Politica UDI, dunque, è stata per me la prima vera esperienza politica della vita: un’emozione continua ma sempre nuova e sempre crescente mi ha accompagnata durante gli interventi delle docenti (con la rabbia che ti assale nel vedere certi dati sconfortanti...) e lungo le narrazioni delle partecipanti, di ogni generazione, da diverse città, ma con il comune sentimento della Sorellanza che sentiamo ci ha unite e ci unisce.
Il tema che più di tutti mi ha coinvolta è stato quello definito come “trasmissione dei saperi”, che spesso è ritornato spaziando da un argomento ad un altro, quasi come fosse il filo rosso comune che ha attraversato i diversi giorni della Scuola. Probabilmente perché è l’urgenza che sento in questa fase della vita, e in questa fase del percorso alla scoperta della mia coscienza di genere. Ho volutamente distinto le due fasi perché è come appaiono di fatto oggi per me, anche se ritengo dovrebbero essere momenti inscindibili per la costruzione dell’identità femminile. La trasmissione dei saperi presuppone un doppio lavoro (e in questi anni di studio e anche di esperienze personali ho capito che il concetto di “doppio” ritorna purtroppo troppe volte nella vita delle donne...): da un lato una ricerca direi quasi “archeologica” di riscoperta e di disvelamento non solo dell’apporto femminile alla storia e alla cultura (e a questo proposito l’operazione Womenpedia è assolutamente geniale!), ma anche della “storia delle donne”, cancellata e poi rimossa sapientemente dai libri di scuola, e mi riferisco, per esempio, al fenomeno e rivoluzione sociale, culturale, politica del Femminismo, che è stato relegato al paragrafo di Costume e Società nel capitolo sugli anni Settanta.
Tutta questa strada da percorrere, beh, ho testato sulla mia pelle essere una strada in salita: prevede impegno, passione e volontà nella ricerca degli strumenti e dei materiali dello studio. Ma non solo: prevede, tappa per tappa, passo per passo, che quel sapere e quelle conoscenze entrino in te, ti formino, ti cambino, ti accrescano, ti fortifichino e, infine, ti dimezzino. Eh sì, perché se da un lato il percorso verso il divenire “Donna intera”, come lo definisce magistralmente Germaine Greer, è il percorso interiore più bello, più profondo, più pervasivo e più totale che abbia mai fatto, allo stesso tempo questa “crisi” nel senso etimologico del “passaggio”, ti allontana dal mondo che credevi di conoscere. Ti allontana dalle amicizie che non ti capiscono più e per le quali sei diventata la “fissata femminista”; ti allontana, almeno per me è stato così, almeno all’inizio, dai tuoi familiari, che scoprono in te una forza e una passione che alle volte spaventano; ti allontana dalla società, che si è svelata ai tuoi occhi ora consapevoli costruita dagli uomini e per gli uomini, i cui ritmi e le cui modalità non includono il soggetto donna; ti allontana dalla storia perché si rivela la storia dimezzata e falsificata nella quale l’Altra metà del genere umano sembra scomparsa nella finta neutralità della Storia dell’Uomo.
E tutta questa “trasmissione dei saperi” ingloba anche l’aspetto non meno importante del “passaggio di testimone” da una generazione ad un’altra, dalla generazione che ha lavorato attivamente per conquistare quei diritti di cui noi tutte oggi godiamo, ma dei quali non siamo consapevoli e che facciamo l’errore di dare per scontati, anche quando ogni giorno sono messi sotto duro attacco dal maschilismo imperante che sembra tornato con più forza di sempre.
Ecco l’importanza dell’affrontare questo percorso di crescita e scoperta INISEME: grazie anche al luogo fisico della condivisione e della politica.
Questa lunga, forse troppo, riflessione serve solo per dire quanto la Scuola Politica sia stata importante per me, in ogni suo aspetto, dalla conoscenza delle amicizie fesbucchiane (neologismo di Milena che ho adorato fin da subito!), alla condivisione dei propri vissuti, a partire da sé, come solo noi donne con profondità e accoglienza sappiamo fare.
Da qui il mio desiderio: anche se non ci sarò fisicamente nei luoghi delle discussioni UDI, dagli incontri alla preparazione per la prossima Scuola Politica, spero di potervi partecipare attivamente e di potervi dare il mio contributo anche a distanza, grazie ai mezzi del web che mi sono stati così “amici” fin’ora!
Grazie a tutte quelle ragazze e donne che ho incontrato a Genova e grazie ad ognuna per quanto mi ha cambiata!
Elena Tognoni