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Cambiamo la tendenza

Ho letto con interesse l'intervista con la Prof. Nadia Urbinati sul quotidiano di oggi.
La professoressa si pone alcune domande mostrando di essere molto attenta a quanto accade nel nostro paese, fa considerazioni e dà risposte che condivido.
Quello di cui la Prof. Urbinati non può tenere conto è che la comunicazione da noi non funziona come in America.

Le singole donne e le Associazioni di donne parlano e agiscono, anche nella direzione che ella auspica, semplicemente il messaggio non passa, neanche nei quotidiani più "liberi". Che si tratti di documenti, di iniziativa politica, del lavoro di tante, non conta. Se non se ne parla, non esiste.

CAMBIAMO LA TENDENZA

Ci sono paesi, nel mondo, il cui governo impedisce o scoraggia – non sempre apertamente – con varie modalità, l’accesso delle donne all’istruzione per limitarne l’indipendenza e l’autonomia di pensiero. Ci sono paesi che vengono considerati meno avanzati del nostro dove le donne riescono a diventare Presidente della Repubblica. Ci sono anche paesi dove le donne pagano con il carcere, le frustate, la segregazione, con la vita, la loro autorevolezza che spaventa il potere.

Ci sono paesi, come l’Italia, dove al patriarcato non è necessario ostacolare la crescita culturale della popolazione femminile che, come sappiamo, non è solo connessa all’istruzione. Ci sono paesi che si pretendono democratici dove l’accesso per le donne alle alte cariche della politica sono condizionate, con varie modalità, a logiche di obbedienza alle “correnti” e perciò ai maschi. Oggi, “laureata”, viene detto delle belle ragazze, come fosse un orpello, ovvero se non fossero avvenenti non si avrebbe interesse a sapere se siano anche alfabetizzate.

La comunicazione, attualmente, trasmette in modo diretto e indiretto messaggi squalificanti sul genere femminile e nello stesso tempo insinua nei desideri e nel le aspirazioni delle giovani donne la dimensione dell’apparire piuttosto che dell’essere.

La sfida che abbiamo davanti sono la tendenza, il modello e il messaggio proposti senza contraddittorio da questa comunicazione.

Contrastare questa tendenza, questo modello e questo messaggio diventa urgente, ogni giorno di più. Tanto quanto si fa più violenta e invadente l’ingenerosa denigrazione delle donne e la negazione della loro soggettività.

La tendenza impone l’effetto “Rosa purpurea del Cairo” – devi entrare dentro lo spettacolo, esisti se sei dentro e se vuoi entrare devi assomigliare a quello che vedi.
Inaccettabile “condizione” per accedere alla comunicazione, per chi ne ha diritto.

Le nostre parole, parole di donne che si riconoscono in una nazione delle donne, parole che vengono da chi osserva, guarda, ascolta e non si fa ingannare, vengono ignorate dai media.

Gli stessi media che ogni tanto, soavemente, si chiedono dove sono le femministe? ”.

Non ci bruciano sul rogo in fiamme, ci tagliano la voce. Sul rogo mediatico mettono la nostra immagine.

Noi ci riconosciamo in una nazione di donne che ha diritto di parola. A quella parola negata.

Siamo qui per affermare che ci siamo, e parliamo.

Questo è un appello per tutte le donne, perché insieme possiamo provare a contrastare la tendenza.

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