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Una voce contro la violenza: per Stefania Noce

Adesione dell’UDI – Unione Donne in Italia  alla Manifestazione

Una voce contro la violenza e per Stefania Noce del 26 gennaio 2012

Siamo tra quelle che non hanno mai taciuto e siamo qui oggi perché è importante che si senta la voce comune delle donne  contro la violenza e il femminicidio.  Perché la voce delle donne è più forte e significativa se è collettiva. Se denuncia e propone.

 

Stefania Noce è stata non solo una delle ultime vittime ma una delle tante, troppe donne che quasi quotidianamente vengono ammazzate, maltrattate e violate e che finiscono per lo più in notizie di cronaca perché i giornalisti, come i politici non hanno la capacità e la voglia di vedere e capire  la gravità politica della violenza per tutte le donne e la società italiana.

Forse molto più semplicemente la ritengono ”naturale” e pensano che sia inutile impegnarsi in politiche che finalmente affrontino in modo efficace il problema. L’eccezione scatta quando  gli uomini violenti sono immigrati, allora c’è  grande enfasi nelle  condanne e ulteriore aggravamento delle politiche securitarie che hanno fatto la fortuna politica di alcuni e di alcune ma che non hanno prodotto niente per le donne. Possiamo parlare di Roma o del governo nazionale o di altri. I nomi di chi strumentalizza ce li ricordiamo, i nomi delle vittime poco e male  ma la figura di Stefania Noce, che oggi ricordiamo, ce lo impedisce e le richiama tutte. Se oggi siamo qui  è  perché le sue parole di commento alla manifestazione del 13 febbraio ci  interpellano e offrono una chiave di lettura della violenza  di un uomo che ha travolto la sua vita.

Stefania viene uccisa da un ragazzo che dice di “averla amata più della sua vita”. Curioso gioco di parole, se di un gioco si trattasse. Uno dei tanti  delitti “passionali” come amano definirli i giornalisti che li relegano nella cronaca nera. Casi, non persone, che siano donne sembra solo un accidente e presto diventano numeri senza volto poco significativi politicamente.

Ma Stefania, come tutte le altre, ha un volto, un corpo, un sorriso, un’anima. Che pensa, che partecipa, che vuole essere protagonista. Che rivendica. Che chiede, senza se e senza ma.

Stefania era in piazza il 13 febbraio 2011 con un cartello che diceva “non sono in vendita”. Stefania, donna intelligente e autodeterminata, ha scritto anche un articolo sul sito del Movimento Studentesco catanese. Le parole di Stefania ci riguardano e ci hanno fatto riflettere.

Il suo articolo inizia con ““Queste righe sono per quelle donne che non hanno ancora smesso di lottare. Per chi crede che c’è ancora altro da cambiare, che le conquiste non siano ancora sufficienti”  , ma anche per le altre quelle che si sono rassegnate, e poi prosegue scrivendo: Abbiamo grandi debiti con le donne che ci hanno preceduto. Ancora una volta richiama il nostro agire oggi, sulle battaglie e i diritti di ieri. Sullo stare delle donne nella storia da protagoniste.

Le parole di Stefania ci coinvolgono perché in esse ci sono i temi che oggi ci riguardano: libertà, diritti, politica e rappresentanza, violenza e lavoro, salute e benessere, presente e  futuro nelle nostre mani.

 

Non smetteremo mai di ribadire come le donne vengano uccise in quanto donne, più che in quanto donne “deboli” oppure autodeterminate e consapevoli delle proprie scelte, da maschi proprietari e pre-potenti, incapaci di gestire una relazione alla pari con le donne e le loro libertà.

 

Abbiamo fatto molte battaglie, Stefania e le ragazze come lei ci dicono che niente è stato vano. La tragedia della sua morte ci riconsegna il testimone che lei aveva assunto. Dobbiamo ri-partire da qui e ri-prendere il testimone che lei ha dovuto lasciare.  Noi che ancora  crediamo e sappiamo che c’è molto da cambiare. Noi che possiamo convincere anche chi si è rassegnata. Ricordiamo Stefania e le sue parole per rendere il diritto al ricordo di tutte le migliaia  di donne uccise,  maltrattate, oppresse ogni giorno, in Italia e nel mondo, per potere e non per passione amorosa. Per fermare il loro cammino di libertà  e perché .…..nessuna donna può essere proprietà oppure ostaggio di un uomo, di uno Stato, né, tantomeno, di una religione.”

Per riuscirci bisogna porsi la domanda che lei si pone: può un paese di libere donne e uomini liberi essere governato e giudicato da soli uomini?La risposta è NO.

Per arrivare a questo risultato dobbiamo impegnarci tutte insieme e dobbiamo farlo 365 giorni l’anno e in questo 2012 per 366 giorni, con tutte le nostre voci.

 

UDI – Unione Donne in Italia

Le Responsabili Nazionali

Vittoria Tola e Grazia dell’Oste

 

 

 

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