Cara Pina e cara Odette,
vorrei che giraste questa mia al sindaco di Novi, se naturalmente lo riterrete opportuno.
Gentile Sindaca,
vengo a conoscenza dalla stampa che ha promosso una fiaccolata sull’ennesimo caso di uccisione di una donna nel nostro paese, per il giorno 8 Ottobre. Lo apprendo mentre continuo a ricevere messaggi di solidarietà e adesione alla fiaccolata indetta per il 9 ottobre, fin dalle prime ore dopo l’uccisione di Bègm, dalle donne dell’UDI e non solo. Questi messaggi sono tra le cose che uniscono questo nostro paese diviso dalla politica.
Mi rendo conto leggendo, l’uno e l’altro comunicato, che se la proposta “estetica” è la stessa, le motivazioni sono differenti, quindi assolutamente non concorrenti.
La fiaccolata dell’8 è per l’integrazione, mentre quella del 9 è contro il femminicidio.
Certamente per la politica istituzionale, l’integrazione è un grosso problema, tanto che le iniziative pubbliche si moltiplicano, anche se come sempre sono per lo più rivolte alla tradizionale apparenza determinata da religioni e usi, non di rado del tutto ignari del sentimento e dell’intelligenza delle donne. Non ci stupiamo quindi che lei, abbia chiamato i suoi cittadini su un fine che istituzionalmente la riguarda.
La nostra fiaccolata è contro il FEMMINICIDIO: parola che sicuramente avrà sentito, che nasce dalla conclusione fatale dei “processi di moderazione dei comportamenti femminili”.
La invito allora, lei che al di fuori del suo ruolo è mia sorella, a fare lo sforzo di esserci il 9 ottobre, perchè siamo tutte unite dalla minacciata decisione, apparentemente folle o immotivata, di un uomo di porre fine ai nostri giorni.
Noi saremo in piazza il 9 e l’aspetteremo.
L'aspetteremo perché sappiamo che non solo Nosheen la riguarda, inquanto schiava del comando paterno, ma la riguarda anche la donna ridotta in fin di vita, a Piacenza, dal convivente con un forcone, appena il giorno dopo l’uccisione di Bègm e qualcuno ancora dopo Teresa Buonocore.
L’integrazione è un problema riconosciuto anche concretamente dalla politica, non così il Femminicidio, ma anche questo la riguarda. Non se ne occupa ma la riguarda. Certo i media ci conducono a guardare l’etnia dell’assassino quando succede a Bègm, Sanaa ed Hina, ma quando succede, e lei sa quanto spesso, a Cristina, Francesca, Costanta (scusi se non arrivo alle 114 conosciute in quest’anno) uccise da uomini Italiani, il problema rimane senza eco nelle Istituzioni.
È morte, non stalking, molestia, stupro, è quello che c’è dopo. Finalmente sulla nostra morte annunciata vogliamo almeno lo stesso impegno che, se pure ambivalente, pubblicamente si dimostra per l’integrazione, la coesistenza degli usi e delle religioni.
Lei sa cosa succede alle donne che dicono NO, ma altrettanto non ha mandato “istituzionale” a sostenerle al di là del colore della pelle, appartenenza, lingua e religione.
Essere con noi è un atto di coraggio, significativo perché sarebbe fatto da un Sindaco, che le chiediamo mentre ancora lo Stato è al nostro fianco contro il femminicidio, lei può aiutarlo: facendogli vedere quale è il suo posto.
Se le fiaccole dell’8 e del 9 si unissero sarebbe cosa visibile da ogni angolo d’Italia. Le cittadine, i cittadini e i loro rappresentanti parlano una lingua nuova e che la prima frase il quella lingua dice: sul sangue delle donne che vogliono essere libere non c’è convivenza che si può costruire, né tra simili né tra diversi.
Se potrà, io l’aspetterò a Novi, che non è la mia città ma è più che mai il mio Paese.
Stefania Cantatore
(UDI di Napoli)